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Archive for the ‘Risorgimento’ Category


monete nella storia

on 22 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su monete nella storia

Queste monete, raccontano alcune tappe fondamentali del risorgimento italiano, dalle 5 giornate di Milano all’Unità d’Italia.

IL 5 LIRE GOVERNO PROVVISORIO DI LOMBARDIA

Il 22 marzo 1848, terminate le cinque giornate di Milano con la cacciata degli austriaci dalla città, viene proclamato il Governo Provvisorio di Lombardia.

Durante questo governo, vengono coniate alcune monete che saranno dichiarate illegittime il 6 agosto 1848, quando Milano viene rioccupata dagli austriaci.

Queste monete soppresse, custodite gelosamente dai patrioti, diventeranno un simbolo nel risorgimento.

IL 5 LIRE GOVERNO PROVVISORIO DI VENEZIA

Il 23 marzo 1848, anche Venezia si ribella agli austriaci e come Milano, il 24 agosto dello stesso anno, dopo un lungo assedio e violenti bombardamenti si arrende.

IL 5 LIRE MARZO 1861

Il 17 marzo 1861, con l’approvazione del Parlamento, Vittorio Emanuele II , Re di Sardegna, assume  il titolo di Re d’Italia.

Con questo scudo d’argento da 5 Lire commemorativo, emesso dalla zecca di Firenze, inizia la coniazione delle monete del Regno d’Italia.  

Mordini e Fabrizi

on 11 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su Mordini e Fabrizi

SALVO SALVI RICORDA ANTONIO MORDINI

on 9 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su SALVO SALVI RICORDA ANTONIO MORDINI

IL CORTEO FUNEBRE DI ANTONIO MORDINI A PORTA REALE

ULTIMO DISCORSO DI SALVO SALVI

 

1903

 

Mai come in questa adunanza la mestizia e il dolore dominarono su di noi.

Due perdite ambedue  dolorose , a poca distanza l’una dall’altra ci affliggono.

Due vuoti si sono fatte nelle nostre file non numerose ma saldate dal reciproco affetto.

Prima di queste due perdite che ci ferirono nel cuore fu quella del nostro vicepresidente Giovanni Togneri.

Ancora nel fiore della virilità egli improvvisamente dopo grave malore, si spense e in lui persi un amico fedele, affezionato, voi tutti un caro confratello, la società uno dei suoi più antichi membri e che per la società ebbe e dimostrò sempre il più affettuoso interesse, come il paese perse un cittadino di costante e sincera fede liberale, che esercitò la sua professione modestamente, ma con molto buon senso pratico e coprì l’ufficio d’ingegnere comunale con zelo ed amore alla cosa comunale, gli amici, il paese, la Fratellanza Artigiana conserveranno di lui lunga e mesta memoria.

Era il Togneri già gravemente malato e  il compianto Senatore Mordini, il cui pensiero non si dipartiva da Barga, mi scriveva da Roma questa precise parole.

Sto in gran pensiero per Togneri, dammene notizie.

Chi avrebbe mai detto che essi si dovevano seguire nella tomba a così breve intervallo di tempo?

Il parlare degnamente del benemerito nostro presidente onorario, di Antonio Mordini è compito troppo superiore alla mie forze.

Per compiere tale ufficio oltre all’affetto e la reverenza che ho per lui ci vorrebbe mente e animo pari alla sua, mentre io non ho altro titolo che la riconoscenza che io gli porto per la benevolenza da lui sempre dimostratami che fu conforto della mia vita e che ne sarebbe anche l’orgoglio se non sapessi di doverla attribuire anziché ai meriti miei, alla potenza di affetto che egli celava nell’animo suo.

Egli amò la patria, ad essa dedicò tutte le forze dell’animo gagliardo fino al sacrificio di ogni suo personale interesse, senz’altra ambizione che quella di vederla una e grande, ma soprattutto amò il paese nativo ed ebbe poi per la Fratellanza artigiana uno speciale e continuo interesse.

Ispiratore e guida di quel nucleo di benemeriti che coll’amico Dott. Pietro Tallinucci furono i fondatori di questo sodalizio, se ne occupò sempre con zelo ed amore e malgrado gli alti uffici che lo occupavano, alla Fratellanza non mancò mai il sussidio dell’opera sua e ne ricoprì con zelo e compiacimento per molti e molti anni l’ufficio di presidente dal quale si ritirò solo pochi mesi orsono, malgrado le nostre pressure, forse perché sentiva scemare la vigoria del corpo, non quella della mente che conservò lucida, acuta e serena fino all’ultimo momento.

Che posso io dirvi di lui più di quello che non sia già scolpito dall’affetto nell’animo nostro, mentre risuona ancora nell’aria il rimpianto che elevò in tutta Italia l’annunzio della sua morte?

Cospirò, combatté, lavorò con tutte le forze dell’animo per l’indipendenza, l’unità, la libertà d’Italia.

Ecco la sintesi della sua vita, lo scopo cui dedicò la sua esistenza prosponendo a quello ogni pensiero, ogni cura di se.

Nato da una delle più distinte famiglie del nostro paese, la quale aveva potenti aderenze coi principali uomini del governo Lorenese, dotato d’intelletto superiore alla comune degli uomini, nutrito da buoni e seri studi, facile gli si apriva la via agli onori e ai guadagni se egli avesse come tanti altri piegato il capo al governo dei Lorena.

Ma l’animo fiero, l’intelletto suo non poteva rimanere indifferente all’ignavia d’allora, sognò le antiche glorie d’Italia, si ribellò e si ascrisse fra quei generosi che sfidando pericoli, rinunziando ad ogni proprio utile senz’altra prospettiva che l’esilio e la prigione ed anche il patibolo, cospiravano sotto la guida del Mazzini per scuotere il giogo straniero e rovesciare i troni del dispotismo.

Venuto il 1848 fu una delle principali figure della rivoluzione Toscana e fuggito il Granduca, giovanissimo fece parte del governo Toscano come ministro degli esteri.

Restaurato dalle baionette austriache il governo Lorenese, poté fuggire in tempo e accorrere a Venezia assediata, poi condannato dal governo Toscano in contumacia, caduta Venezia riparò in Piemonte.

Passati diversi anni, quando pareva perduta ogni speranza d’indipendenza Italiana, la famiglia a cui nuoceva avere il figlio proscritto ebbe speranza dal governo Lorenese che egli sarebbe stato amnistiato ove avesse fatto atto di resipiscenza  e implorato grazia.

Manco a dirlo, sebbene grande fosse in lui l’amore e la deferenza ai genitori preferì l’esilio, reso più duro da questo che anche in Piemonte non si vedevano di buon occhio i seguaci di Mazzini perché ostile alla monarchia e quindi si vedeva vigilato e perseguitato dalla polizia e costretto a vita randagia.

Ma sebbene non preveduta sorse nel 1859 l’alba del riscatto d’Italia e allora noi lo vediamo prendere uno dei primi posti nella coorte Garibaldina, tanto che quando Garibaldi salpò da Palermo pel continente lo nominò suo profittatore e gli affidò la Sicilia che egli fedele al motto Garibaldino “Italia e Vittorio Emanuele”, dopo il plebiscito consegnò al Re.

Ma l’unità d’Italia non poteva dirsi compiuta senza Roma ed il partito Garibaldino voleva proseguire il suo movimento rivoluzionario per conquistarla.

Nelle discussioni che ebbero luogo in parlamento durante il periodo che precedette la conquista di Roma, spicca e domina la voce del Mordini,oratore focoso ma al tempo stesso forbito, misurato , efficace.

Vibra nei suoi discorsi l’animo del popolo Italiano deciso a voler Roma per sua capitale ad ogni costo, tanto che ai ministri che rimproveravano il partito Garibaldino di tenere viva un agitazione che poteva attirare su  noi i fulmini Napoleonici, il Mordini rispondeva in nome della sinistra, ebbene se in Roma scoppierà la rivoluzione io ed i miei amici siamo disposti ad aiutarla.

Parve questa una minaccia e siccome poco dopo il Mordini ed altri deputati del suo partito andarono a Napoli, il generale Lamarmora li fece arrestare e tradurre come delinquenti al Castel dell’Uovo.

Rimessi poco dopo in libertà, chiarito che nulla da parte loro era stato fatto che potesse legittimare quell’arresto, quando si discusse l’interpellanza relativa in parlamento, tutti stavano in apprensione temendo che la discussione potesse essere tempestosa e che gli arrestati come ne avevano diritto potessero scendere a violente recriminazioni e a penose contestazioni.

Parlò il Mordini, ma così elevatamente, così serenamente ed obiettivamente, che anche i suoi più fieri avversari dovettero dargli ragione.

Nulla gli  doleva  della sua persona, non veniva a lamentarsi dello spregio fatto a lui come individuo, non dimenticava nemmeno gli alti meriti del generale Lamarmora.

Solo egli protestava dello strappo fatto alla libertà individuale, alla prerogativa parlamentare, cose tutte che dovevano stare a cuore agli uomini onesti di qualunque partito compreso il Lamarmora.

Da quel giorno la fama del Mordini come oratore e come uomo politico crebbe e si consolidò.

Ottenuta Roma e compiuto coll’annessione della Venezia l’unità d’Italia, il Mordini lasciò la sinistra e fece adesione sincera e piena alla monarchia, non per tornaconto, ma perché come altri maggiori uomini politici, ritenne che solo un forte ordinamento e le virtù militari possano mantenere unito, indipendente e libero il popolo Italiano, e che la monarchia e la Casa di Savoia sola possa cementarne l’unità e renderla prospera.

Dopo coprì importanti uffici, fu ministro dei Lavori Pubblici, Prefetto di Napoli, interloquì in importanti dibattiti parlamentari, ma a poco a poco disgustato dal prevalere delle ambizioni personali, dalla instabilità delle opinioni, della mania di salire e di fare della vita politica una carriera per arrivare alla conquista di una posizione sociale, si trasse in disparte, ma non per questo diminuì l’autorità sua nel parlamento, né la stima o l’amicizia dei colleghi e dei più elevati personaggi politici.

Basti ricordare l’amicizia e la fiducia che ebbero per lui il Re Vittorio Emanuele e il Re Umberto che si firmava suo amico.

Quando scompare uno di questi forti tutti sentono che manca un presidio ed una luce nel paese.

E se grande è il rimpianto d’Italia, di tanti uomini illustri cominciando dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’Interno, che ravvisando nella morte del Mordini un lutto nazionale ne decretò i funerali a spese dello Stato, immenso e incancellabile è il nostro dolore, il senso del vuoto fattosi in mezzo a noi che non si colmerà giammai.

IL FERETRO  VIENE PORTATO AD ALBIANO PER LA TUMULAZIONE


ANTONIO MORDINI PRODITTATORE DELLA SICILIA

on 8 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su ANTONIO MORDINI PRODITTATORE DELLA SICILIA

1848-PASSAPORTO TOSCANO

on 8 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su 1848-PASSAPORTO TOSCANO

1862-ANTONIO MORDINI,DISCORSO AL PARLAMENTO

on 7 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su 1862-ANTONIO MORDINI,DISCORSO AL PARLAMENTO

1849 – La Guardia Nazionale di Barga

on 5 giugno 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su 1849 – La Guardia Nazionale di Barga

 

RICHIESTA DI CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA

Essendosi verificati varj e gravi rapporti in più e diversi tempi a carico dei militi Francesco Domenici, Antonio Barena ambi di Filecchio, e di Filippo Ricci di Barga, credo necessario di convocare il Consiglio di  disciplina onde procedere a quella punizione che la legge ha contemplato, a scanso di maggiori mali; perciò resta convocato il Consiglio di disciplina di questa Compagnia di Guardia Nazionale la mattina del di 2 aprile 1849 nel Palazzo comunitativo. 

 

6/4/1849

RICHIESTA DI ESONERO DAL SERVIZIO DI GUARDIA NAZIONALE

RAPPORTO DEL 8-9/4/1849

Le divise della Guardia Nazionale

on 24 maggio 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su Le divise della Guardia Nazionale

DISCORSO DEL XX SETTEMBRE 1895

on 20 maggio 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su DISCORSO DEL XX SETTEMBRE 1895

MEDAGLIE

on 5 maggio 2016 in Risorgimento Commenti disabilitati su MEDAGLIE