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è uscito il nuovo numero de” Il giornale di Castelnuovo”

on 7 ottobre 2012 in Il Giornale di Castelnuovo

questo il nostro articolo pubblicato sul numero del mese  scorso.

I CAPITOLI DEI CAMPANARI DI TORRITE

I nostri antenati costruivano le loro Chiese di riferimento in una posizione strategica, dominante, in atteggiamento di vigilanza e protezione per il paese posto ai suoi piedi. Secondo le loro intenzioni, la Chiesa, doveva essere un edificio adeguato al blasone del paese, visibile da lontano, degno di suscitare l’ammirazione di coloro che vi rivolgevano lo sguardo. Non mancarono di inglobare in questi progetti un campanile, dotato di almeno due campane, il cui suono, vanto della Comunità, doveva varcare i confini del paese e diffondersi nel territorio circostante  Ma essenzialmente, al suono delle campane, nella cultura popolare, veniva attribuito un valore apotropaico, il potere di allontanare le presenze maligne, confidando nella protezione celeste affinché a tutta la popolazione  fosse scongiurata  ogni calamità o sventura. Attualmente il suono delle campane è limitato all’aspetto religioso: nel tempo si sono persi alcuni segnali che regolavano la vita sociale della comunità. Dalla “chiamata a parlamento”, che, dagli albori della civiltà comunale annunciava il Consiglio cittadino, ai segnali per i lavori della campagna, che, numerosissimi, in tempi lontani,  scomparvero a poco a poco con lo spegnersi della civiltà contadina. Tali segnali si rifacevano ad una cultura popolare che aveva rielaborato e riproposto in chiave più moderna antichi culti pagani. Anche in ambito religioso si è manifestato un certo ridimensionamento: è scomparsa l’antica usanza del “viatico”, chiamato anche “la buona morte”, che tanto aveva colpito Giovanni Pascoli da dedicargli alcuni versi, dove si dava avviso alla comunità che uno dei suoi membri stava morendo, invitandola a riunirsi e pregare per l’agonizzante. Ma soprattutto, è scomparsa la figura del campanaro, la continuazione di un arte tramandata da generazioni, che non rappresentava solo una mera esecuzione musicale, ma era espressione dei valori e delle tradizioni di ogni singolo paese. Da lavoro regolarmente remunerato e regolamentato, oggi il suono manuale a corda delle campane, dove ancora esiste, lo possiamo assimilare ad una forma di volontariato, a qualcosa che assume connotati folcloristici. L’elettrificazione dei campanili, se da un lato ha permesso il sopravvivere del suono delle campane, dall’altro ha distrutto tutta la tradizione che si nascondeva dietro quei suoni. Le persone, non capendone il significato, non si riconoscono più in quel suono piatto che da esse si sprigiona, ma lo parificano ai tanti rumori di questa società moderna fino a ritenerlo fonte di disturbo. Un documento, databile inizio XIX° secolo, relativo a coloro che assumevano l’obbligo di suonare le campane nella Chiesa di Torrite, ci introduce alle norme dell’epoca per la professione del campanaro, evidenziandone gli onori e gli oneri. La vita del suonatore di campane, era regolamentata da capitoli ben definiti, a cui non si poteva transigere, pena la perdita di parte del compenso e la mancata riconferma nella mansione. Ogni aspetto era stato accuratamente vagliato: lo stipendio annuo, i giorni in cui si doveva tassativamente suonare le campane, la loro modalità di esecuzione. Oltre allo stipendio annuo corrisposto per le feste comandate, previste nel presente regolamento, le feste tradizionali varianti da paese a paese, per le altre funzioni supplementari, ai campanari veniva riconosciuto un compenso aggiuntivo. Una volta appaltate, le campane, rimanevano sotto la loro diretta responsabilità, questo comportava l’obbligo del mantenimento della piena efficienza, mediante costanti interventi di manutenzione ordinaria sulle parti soggette ad usura. Questo perché non si poteva transigere sul venir meno dei numerosi segnali che regolamentavano la vita civile e religiosa.

 

CAPITOLI DA OSSERVARSI E RIGOROSAMENTE ESEGUIRSI DA QUELLI I QUALI ASSUMONO L’OBBLIGO DI SUONARE LE CAMPANE DI TORRITE

(1)I suonatori dovranno essere persone scelte dagli operaj […….], e non si ammettono ragazzi, ed anzi si proibisce ai suonatori stessi d’introdurli in Campanile.(2) Lo stipendio dei campanari sarà di  Modenesi Lire 30 all’anno e da dividersi in parti tanti.(3) E però saranno obbligati a suonare tutte le feste dell’anno e scampanare nelle maggiori solennità, alla Messa parrocchiale e al vespro quando il cappellano avrà toccheggiato, anzi la sera precedente la festa dovranno annunziare la festa stessa con un doppio, e se fosse solennità anche a mezzo giorno del giorno precedente secondo il consueto.(4) I giorni delle prime domeniche di ciascun mese suonare un doppio mentre si fa la processione, e nella quarta domenica, avanti al terzo doppio dare un cenno con piccola scampanellata che vi è la benedizione.(5) Restano obbligati a suonare tutti gli uffizi da morto da fare per i confratelli e sorelle del trentesimo, come pure gli uffizi per la commemorazione dei defunti, per carnevale, e per l’uffizio della S.S. Trinità, e darne cenno la sera precedente.(6) Dovranno dare il cenno dell’Ave Maria della sera, dell’alba e del mezzo giorno.(7) Se si faranno delle Novene dovranno essi suonare a comodo del Cappellano, e saranno pagati, e gli si assegna Cappelloni 6 per ogni Novena, eccettuata però quella di S. Rocco che è previsto.(8) Se avvenisse di far qualche uffizio fuori dei nominati al capitolo (5), per traslazione da Castelnuovo di qualche morto forestiero saranno pagati e gli si assegna Cappelloni (9) Se accadrà scoprite la Madonna dato il segno dal Cappellano, faranno due doppi e saranno pagati e gli si assegna Bolognini 5 per ogni volta, e così per la morte di qualche Angelino.(10) Insomma saranno tenuti a suonare in qualunque siasi festa di consuetudine del Paese.(11) Quando gli obbligati mancassero di suonare come nei predetti capitoli sarà in facoltà degli Operaj, o del Vice-Presidente prendere altre persone e pagarle a carico dei capitolati Campanari con dargli quel di meno nel loro anno assegnato di stipendio in quella quantità che sarà necessaria-meritevole.(12) Ogni anno s’incanteranno le campane e si rilasceranno ai minori offerenti, persone probe e sotto la loro responsabilità resteranno le campane stesse, quando non piaccia agli Operaj  di confermare i vecchi. Resta proibito ai Campanari di suonare le campane fuori dei detti casi senza il permesso degli Operaj al cui cenno dovranno obbedire.

È demandato al buonsenso di tutti noi il non disperdere questo enorme patrimonio culturale, ereditato dagli antenati, frutto di enormi sacrifici. È fondamentale, ricorrendo alle memorie storiche presenti in ogni paese, lasciare traccia documentata delle proprie caratteristiche usanze e costumi,  affinate ed evolute nei secoli, concorrere a formare quella che si definisce “La banca della memoria”.

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