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Trascrizione dello Stato delle anime del 1701 (1° parte)

on 6 maggio 2012 in Famiglie

Da tanto tempo consevavo la fotocopia di un settecentesco “Stato delle Anime” della  parrocchia di S. Cristofano di Barga. Parlandone con l’ amico Cristian Tognarelli, appassionato cultore della storia di Barga, al quale auguro di volersi addentrare ancor di più in questo affascinante mondo, ne è scaturita l’ idea di togliergli la polvere. Pertanto ci siamo decisi a trascriverlo formando questo fascicolo, che dedichiamo, in primis, alla memoria di Mons. Piero Giannini proposto di Barga, per lunghi anni “custode” dell’ Archivo Parrocchiale da cui proviene, poi agli appassionati alla nostra storia. Infine, quale servizio e omaggio alla storia di Barga, a tutte quelle persone che vorranno sfogliarlo con la speranza di ritrovarvi una qualche traccia di un loro lontano passato familiare.  Dopo questa premessa dobbiamo dire che la di trascrizione dello Stato delle Anime in oggetto, nonostante presentasse una certa  facilità di lettura, ha pur sempre mostrato le sue difficoltà. Infatti quella calligrafia, a volte tirata via, sia nei brevi appunti stilati dal settecentesco compilatore, come nei molti nomi e numeri, ha comportato diversi e non indifferenti stop di riflessione e studio, ma il risultato finale possiamo definirlo buono, nel senso che si è raggiunta una lettura pari a quasi il cento per cento. Il testo è stato diviso con delle linee nere, alle quali corrispondono dei numeri a seguire; la linea è il termine della pagina e il numero l’ inizio di quella nuova con riferimento a quelle originali dello Stato delle Anime. Al lettore chiediamo di prestare attenzione, durante la lettura di questa nostra introduzione, a quando nel nostro discorso lo riporteremo ad un numero di pagina del testo, perché il richiamo non è da intendersi al testo originale, bensì al nostro. Iniziando a descrivere il fascicolo ci corre impellente il bisogno di chiarire subito che quel numero in testa alla copertina:”170II”, poi ripetuto nell’ intestazione interna dello Stato delle Anime, non è un nostro errore di battitura, ma l’esatta trascrizione di quanto si scrisse nel frontespizio della “Bacchetta” e all’ interno; corrisponde all’ anno 1711. L’estensore della “Bacchetta”, il cappellano padre Giovanni Baldi, con quel modo di segnare l’ anno ci fa notare quanto fosse critico scrivere correttamente in quel tempo. Infatti  parrebbe essere stato scritto sul foglio avendo avuto per base lo scandimento della parola pensata. Altrettanto dicasi per certe parole che, come detto, sembrano essere passate dalla testa alla mano del cappellano attraverso il dettato del suono della voce. Comunque sono anche altre le cose da evidenziare e che cercheremo di chiarire; per esempio a pag. 48 e 49, nel leggere il numero dei bambini battezzati dal cappellano Baldi per l’ anno 1714 e 1717, ci imbattiamo in cifre che, a prima vista, hanno dell’ enorme: 4184, poi 4297. Però a ben vedere pensiamo che si tratti di una somma a seguire, la cui differenza dal 1714 al 1717, fa 113. Quindi è chiaro che il numero da utilizzare sia 113, da dividersi per la differenza degli anni tra il 1714 e 1717. Il chiarimento circa il restante numero dei battezzati, cioè la cifra che ci porta a 4184, lo ritroviamo a pag. 3, quando il Baldi ci fa conoscere che è dal 1659 che ha cominciato questa cura, cioè la compilazione dello Stato delle Anime – che si effettuava durante la benedizione delle famiglie -, quindi quel numero dei battezzati è senz’ altro, anche per quanto detto prima, la somma di tutti i piccoli portati al Sacro Fonte da quell’ anno, cioè dal 1659 al 1714. Gli anni passati sono 55 e la divisione di 4184 per i detti anni, dà come media 77 battezzati ogni anno, una cifra molto plausibile per la grandezza della parrocchia di S. Cristofano di Barga. Altra cosa da far presente è la diversità di scrittura che noi abbiamo usato nell’ elencare nel fascicolo i nomi letti nella “Bacchetta”. Chiariamo subito dicendo che non è una nostra disattenzione, ma bensì un modo di distinguere, resosi necessario e utile per far capire che si trattava di nomi o appunti aggiunti successivamente a quelli della prima stesura della “Bacchetta”. Aggiunte che il cappellano, o chi per lui, effettuò in vari tempi in attesa del nuovo Stato delle Anime. Essenzialmente trattasi di nuove nascite, spostamenti di nuclei familiari  e morti. Per quest’ ultimi va detto che sono evidenziati con delle croci poste a fianco di alcuni nomi. Di questo aspetto resta da dire che non possiamo dare per certo che si sia continuativamente e correttamente aggiornato questo Stato delle Anime in attesa del nuovo che si compilò nel 1721. Infatti si possono trovare famiglie, per esempio la Mazzolini di Porta Reale, in cui compaiono nomi inconfondibili, già censiti nel 1711 in altri punti dello Stato delle Anime e non cancellati dopo il presunto spostamento. Questo appunto ci fa capire chiaramente che, di fronte alla stesura dello Stato delle Anime in oggetto, bisogna procedere con attenzione nella sua lettura, perché si riscontrano delle evidenti incongruenze che derivano dal testo originale. Di diversa natura è invece l’ osservazione da farsi a ciò che si presenta pag. 3, laddove il cappellano Baldi, facendo  l’ indice dei nomi dei luoghi della parrocchia, si sofferma a distinguere quelli attinenti a Campo San Pietro, soggiungendo che “Per rifare lo stato delle anime si scrivino i detti vocaboli”. Sopra alla tavola dei nomi dei luoghi si può leggere ancora “indice…al libro novo”. A questo punto bisogna spendere due parole per descrivere cosa volevano dire quegli appunti fatti all’ indice generale dello Stato delle anime. Entrando nei fatti, va detto che in quegl’ anni si andava delineando un avvenimento storico per quanto concerneva la vita religiosa della parrocchia di S. Cristofano di Barga, infatti stava perdendo parte del suo territorio e precisamente quella porzione efferente a Campo San Pietro, che per passi graduali, nel 1723, andrà a costituirsi parrocchia autonoma col titolo di Vicaria. A questo punto pensiamo sia interessante conoscereun poco la storia religiosa di quel lembo di terra dell’ allora parrocchia di S. Cristofano, il quale affondava le sue radici in tempi remoti. Intanto abbiamo già notato che il luogo nel 1711 era appellato Campo San Pietro – in antico “Camposanpieri” – mentre nello Stato delle Anime della parrocchia di S. Cristofano dell’ anno 1739, ritroviamo citata la confinante Vicaria col nome rovesciato di San Pietro in Campo. Probabilmente il cambiamento del nome fu dettato dalla più facile dizione. “Camposampieri”, come luogo, è probabile traesse il nome da una logica evidenza, frutto di una associazione tra il nome di un’ antica Chiesa, quella di S. Pietro, è le sue pertinenze o proprietà coltivate, cioè il “campus”. Le terre direttamente soggette alla chiesa dovevano rivestire buona parte del piano allora detto di Sigliali. Questa chiesa era custodita, almeno nel corso del 1200, dalle suore del Romitorio di S. Agostino ivi adiacente. Nel 1260, al tempo delle Crociate, il Romitorio di S. Maria de “Campo Sancti Petri” fu tassato per lire trenta lucchesi. Comunque la presenza degli Agostiniani nel territorio di Barga risaliva  almeno al primo secolo dopo il Mille e questo si apprende dal Terrilogio dei Beni del Convento di S. Agostino di Barga redatto dal cartografo Domenico Cecchi di Castiglione di Lucca, il quale, a carta 4 verso, ci dice che i Romiti Agostiniani andarano ad abitare nel 1077 presso la chiesa di S. Margherita che stava al di sopra di Sommocolonia. Mentre, a carta 3 verso, nota che i frati di S. Margherita erano in contatto solidale con quelli dell’ eremo di S. Maria Maddalena di Giuncheto, luogo situato sulla vecchia via che da Barga porta a Tiglio. (A. Nardini – La parrocchia di S. Pietro in Campo). Verso il 1300 alle suore Agostiniane di Camposanpieri, per la povertà del monastero, fu donata la chiesa di S. Pietro a S. Cassiano a Vico presso Lucca , con tutti i suoi beni, e lì si trasferirono. L’ abbandonato monastero, dopo qualche anno, fu ripreso dai frati di S. Agostino. Nello Statuto di Barga del 1360 si ricorda il luogo di Campo San Pietro come abitato da frati Eremiti, i quali convivevano con dei Conversi – frati senza Ordine – e dei Servienti per lavorare le terre del monastero. Sia i Conversi che i Servienti avevavo l’ obbligo di giurare fedeltà alla difesa dei beni della comunità. Questa particolare richiesta di ubbidienza da parte del Comune parrebbe testimoniare di un preciso rapporto con l’ Ente – un’ antica consuetudine – col tempo venuto a mancare e risancito nello statuto. Come un più semplice richiamo a quelle persone a non pensare che il servizio ai frati li esimesse dalle armi. Nel successivo Statuto del 1414 si ricorda ancora il Romitorio di Camposanpiero e i frati, nel momento in cui si statuì che nessuno arrechi danni alle cose e agli stessi frati. Si cita anche l’ esistenza di una chiesa. Nel 1467, al tempo di una visita pastorale alla pievania di Loppia, apprendiamo che la chiesa di Campo San Pietro era diroccata. Nel corso del 1500, alcune pietre cantonali della diruta chiesa, furono usate per fare un campaniletto alla sommità del campanile del Duomo di Barga per porvi la campana dell’ oriolo -(A. Nardini). Solo nel periodo più vicino al 1711, l’ anno dello Stato delle Anime in oggetto, si ritrova un oratorio in Campo San Pietro, il quale era officiato al minimo a cura della parrocchia di S. Cristofano di Barga da cui dipendeva. Tale dipendenza pensiamo che risalisse sin dalle prime notizie storiche sul luogo. Una situazione che è tornata a verificarsi in questi mesi passati del 2007. Infatti per la scarsità di vocazioni, quindi di preti, la parrocchia di S. Pietro in Campo, rimasta senza rettore, è stata aggregata nuovamente a quella di S. Cristoforo di Barga, o meglio, ad essa unita in un unico corpo operativo, mantenendo comunque la sua distinzione territoriale.La storia della parrocchia di Campo San Pietro ci dice che quel popolo incominciò a sentire il desiderio di essere autonomo dalla parrocchia di Barga qualche anno prima dello Stato delle Anime del 1711,anno in cui, a pag. 3, il cappellano Baldi inizia a riferirne i confini per il futuro. I motivi sono da ravvisare nel probabile aumento della popolazione rispetto ai secoli precedenti, tanto da sviluppare nelle coscienze il desiderio di avere un prete stabile per la cura delle anime. Unito a ciò il bisogno di officiare al meglio il piccolo oratorio. Nei fatti risale al 1709 una prima supplica del popolo di Campo San Piero, la quale fu consegnata nelle mani del Vicario Foraneo, il canonico Domenico Mazzolini -(il proposto di Barga era il rev.do dott. Giovan Battista Nicoli)- e contemporaneamente fu diretta anche al Comune di Barga. In pratica quel popolo supplicò l’ invio stabile di un cappellano dell’ Opera di S. Cristofano. Si ricorda che L’ Opera di S. Cristofano era laica e direttamente controllata dal Comune di Barga, il quale ne nominava l’ operaio. All’ Opera, per antica consuetudine, facevano capo anche i dieci cappellani addetti al servizio del culto divino in Duomo, la cui elezione comportava il nulla osta da parte del Comune stesso. Quando si presentava la necessità, come la mancanza di preti, quei cappellani potevano essere incaricati di interessarsi dell’ officiatura delle chiese vacanti e sparse per il Vicariato di Barga. Il Duomo in quell’ epoca poteva contare anche sul servizio di dodici canonici, ma questi facevano capo al proposto e quindi al vescovo di Lucca. Ma la richiesta del 1709 non ebbe esiti e fu rinnovata nel 1710. Questa volta fu accolta, ma solo nel 1711, anno del presente Stato delle Anime, si inviò un cappellano nella persona proprio del rev.do Giovanni Baldi, cosicché, Campo San Pietro divenne cappellanaia dipendente dalla parrocchia di S. Cristofano. Questo primo passaggio verso la futura parrocchia fu sancito nell’ agosto di quell’ anno dal notaro Mazzolini (forse il dott. Nicolao che abitava in Barga nel terzo di Porta Reale, vicino al Vicario Foraneo Domenico Mazzolini, che potrebbero essere stati fratelli). La nomina del Baldi chiarisce il suo interesse a definire nello Stato delle Anime i confini del territorio di Campo San Piero, primavera del 1711, in previsione del suo incarico formale che avvenne col rogito notarile nell’ agosto di quell’ anno. A pag. 47, troviamo ufficializzata la prospettata divisione territoriale con Barga – 13 luglio 1713 – in una nota che il Baldi stilò con riferimento a un contratto rogato da “Nicolao Cristofani Ecc.mo notaro pubblico della cancelleria di Lucca”, confini che saranno riconosciuti anche da parte della Diocesi di Lucca. Da quella data passeranno ancora dieci anni prima che Campo San Piero potrà dirsi parrocchia. Infatti il riconoscimento ufficiale, come già detto, gli verrà solo nel 1723. Per seguire tutte le pratice del passaggio da cappellania a parrocchia il popolo di Campo San Pietro elesse a viva voce il sergente Valentino Carrara di Nebbiana. Il primo parroco fu il rev.do Domenico Giaccarini di Naggio. Nel 1723 i confini furono quelli indicati dal Baldi nel 1711 per il futuro Stato delle Anime e poi sanciti nel 1713, i quali in parte corrispondono agli attuali, salvo alcune zone del Piangrande, che in tempi successivi, con istanze del popolo interessato, saranno riassorbite dalla parrocchia di S. Cristofano. A pag. 28 è segnato l’ inizio della nascente parrocchia dopo la descrizione della famiglia di Giovanni Pieraccini, locata per prima in Sigliali: “Da qui in giù Campo San Piero”, il cui termine, anche se non evidenziato, certamente è da porsi dopo l’ elencazione delle famiglie efferenti a Sigliali, Mologno e Nebbiana. Chiuso questo argomento, evidenziamo ancora che a pag. 63 si può leggere un gustoso ed enigmatico appunto del cappellano Baldi, in cui si dice che a Francesco di Giovanni Nardini dei Diversi gli furono rubati scudi 12 e che egli stesso gli rese tollari 7, mentre il resto spettava alla coscienza di chi rubò. Passiamo ora a vedere cosa offre di riscontri un’ attenta analisi dei dati ricavati dal testo. Intanto a pagg. 49 e 49, si notano subito gli elenchi delle suore presenti nell’ anno 1720 nei due conventi di Barga: quello di S. Domenico (15) e quello di S. Elisabetta (32) – ( a pag. 11 si riscontra che nel 1711 erano rispettivamente 14 e 29). Scorrendo quei nomi possiamo vedere quelle appartenenti a Barga; ma al di là di questa sia pur interessante notizia, a noi ci attrae l’ idea di evidenziarne il cognome, perché da ora in poi cercheremo di far capire, come spigheremo, la presunta importanza che ebbero nel sociale di Barga certi casati,  ma senza scinderli in eventuali nuclei familiari, bensì come dato generico, tenendo presente che comunque i cognomi simili avevano alla base, quasi sempre, una certa parentela. L’ analisi terrà conto di quattro dati particolari. Il PRIMO, anche perché inizieremo con i cognomi delle suore barghigiane, avrà come spunto i religiosi delle varie famiglie, in quei tempi sintomo di una storia familiare da annotare. Il SECONDO, ha per base la denominazione di “Signore” davanti al cognome, l’ allora modo classico per distinguere le famiglie di un certo rango, poi coloro che sono appellati dottore, anche se spesso possiamo leggere: “Sig. Dott”, oppure solo “Dott”, nel senso che comunque i dottori saranno evidenziati, quindi li prenderemo in considerazione a prescindere, anche perché il titolo li equiparava comunque ai signori, ma soprattutto per quanto ci offrono circa un’ idea del grado di istruzione della popolazione. Il TERZO, prenderà in esame gli artigiani, cioè i maestri, mentre il QUARTO le cariche militari-amministrative. Ovviamente i dati sono desunti da quanto ci dice lo Stato delle Anime.

 PARROCCHIA DI S. CRISTOFANO DI BARGA

I RELIGIOSI

SUORE DI BARGA NEI CONVENTI DI S. DOMENICO E S. ELISABETTA

Simoni 1 – Bonanni 4 – Menchelle (a) 1 – Bertacchi 1 – Gianelli 2 – Salvi 1 – Pancrazi 1 – Tallinucci 2 – Franci (a) 1.

Seguitiamo con l’ elenco dei religiosi presenti nella parrocchia di S. Cristofano, alcuni detti rev.di, altri rev.di padri o P., che noi pensiamo come generici preti, anche se potrebbero essere altri religiosi, lasciando distinta la dicitura canonico. Iniziamo con quelli del Castello di Barga:   

RELIGIOSI

Castello di Barga

Bonanni     2

Manni       1

Telli           1

Conte       1

                              Pieracchi   1                               
Pierazzini  1

Mazzolini     2 di cui 1 vicario foraneo

Coletti     6

Barghigiani 1

Carrara     1

Della Bona  1

Niccoli      1 Proposto

Arrighi     1

Manfredini  2

Vanni       2

Fantozzini  1

Cardosi     1

Carlini     1 arcidiacono

Fantozzini  1

Dante       1

Salvi       1

Bertagna    1

Giannelli   1

Bertacchi   2 arcipreti

Pepi        1

Ciarpi      1

Giannotti   1

Bonanni     1

Tallinucci   1 Monaca

Mazzei       1 Frate di S. Agostino

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Fuori dal Castello

Giardino: Bettini    1 pr.

Simonelli  1 pr.

Sigliali: Gherardi   1 pr.

Diversi    2 pr.

Nebbiana: Franchini  1 pr.

Barucci:  Ciarpi     1 pr.

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Ora passiamo a vedere quei cognomi ai quali fu anteposta la denominazione di “Signore”, come detto, una distinzione che ci prefigura una particolare attenzione alla famiglia. Seguirà l’ elenco di coloro che si distinguono per la citazione del titolo di dottore. Contrariamente al metodo usato sopra, in questo elenco, stilato per appartenenza ai  “terzi” del Castello di Barga: Porta Reale, di Borgo e Macchiaia, si ripeteranno dei cognomi delle famiglie cosiddette dei “Signori”, perché abbiamo inteso far capire dove maggiore era la loro concentrazione.

I COSIDDETTI SIGNORI DEL CASTELLO DI BARGA

 Porta Reale

Nutini – Bartolini – Bertacchi – Bonanni – Telli – Pieracchi – Cardosi – Simoni – Verzani – Sermanni – Giannelli – Mazzolini – Pancrazi – Carrara – Falconi.

 

Porta di Borgo

Nicoli – Carlini – Santini – Arrighi – Tallinucci – Manfredini – Mazzolini – Sammartini – Ponzò – Bonanni – Menchi – Della Bona – Giannotti.

 

Porta Macchiaia

Verzani – Bertacchi – Manfredini – Bartolini – Bonanni – Giannetti.

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Fuori dal Castello

Per la parte fuori dal Castello tale distinzione scompare quasi del tutto. Eccetto che per la famiglia  Pistoia.

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GLI APPELLATI DOTTORI

 

In questo caso, per quanto riguarda il Castello di Barga, non saranno distinti per l’ apparteneza ai “terzi”, ma il dato, perché tante volte segue a “Sig.”, ci limitiamo a porlo in evidenza per far capire quali famiglie li annoveravano.

Premettiamo che sarà tenuto in disparte il Dott. Rimbotti cancelliere del Comune nel 1711, il quale non era di Barga.

I Dottori nel Castello di Barga

Cardosi 1 – Bertacchi 2 – Pieracchi 1 – Simoni 1 – Verzani 6 – Giannelli 1 – Mazzolini 3 – Niccoli 1 – Carlini 2 – Giannotti 1 – Bonanni 1.

Fuori dal Castello

Premesso ancora che sia veritiero lo Stato delle Anime, constatiamo che fuori dal Castello non esiste nessun dottore.

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I MAESTRI ARTIGIANI

 

Nel Castello di Barga

Barzanti 1 (famiglia volante dal Borgo di Lucca) – Silici 1 – Grigò 1 – Giovannini 1 – Luchini 1 – Gragnani 1 – Carlini 1 – Alberti – Mazzei 3 – Rossi 1 – Coletti 3 – Verzani 1 – Dante 1 – Menchella 1 – Conti 1 – Jaccheri 1 – Pepi 1 – Grifoni 2 – Brogi 1.

 

Fuori dal Castello

Dante 1 – Bertelli 1 – Cini 1.

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LE CARICHE MILITARI-AMMINISTRATIVE

 

Nel Castello di Barga

Depositario delle armi

Bonanni

Alfieri

Tallinucci – Bartolini – Pepi

 

Capitani

Bartolini – Mazzolini – Nicoli – Menchi

 

Tenenti

Bonanni – Giannetti

 

Sergenti

Cardosi – Neri – Della Bona

 

Caporali

Casci – Coletti – Morelli

 

Si ricordano anche i due cancellieri Carlini

 

Fuori dal Castello

Giardino:

Capitano Tallinucci – Caporale Catignani

Sigliali:

Sergente Meoni – Sergente Baldacci – Caporale Della Bona –

Ronchi:

Caporale Brogi

Nebbiana:

Sergente Carrara – Caporale Orlandi – Caporale Brogi

Ai Barucci:

Sergente Ciarpi

Gragnana:

Caporale Bettini

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Come ultima analisi cercheremo di capire quale fosse stata l’ età media degli abitanti della parrocchia di S. Cristofano, premettendo che il dato dell’ età a fianco dei nomi è rispettato nello Stato dell Anime per circa il 75% dei censiti. Dal nostro calcolo si ricava: Da 1 anno a 10 anni: 18,44%  –  da 11 anni a 20 anni: 17,31%  –  da 21 a 30 anni: 14,86%  –  da 31 a 40:14,33%  –  da 41 a 50 anni: 14%  –  da 51 a 60 anni:  9,09%  – da 61 a 70 anni: 8,22%  – oltre i 70 anni il 3,69%  – Pertanto il 50% dei parrocchiani sono tra 1 e 30 anni. Il 28% tra 30 e 50 anni. Sopra i 50 fino a 70 anni il 17%. Ne consegue chiaramente che la popolazione della parrocchia di S. Cristofano era mediamente giovane. In quel tempo per le vie di Barga, nella maggior parte dei casi, si incontravano delle persone giovani, anche se nell’ aspetto, per i notevoli sacrifici e il vestire, dovevano mostrare ben più della reale età. Pensiamo ai bambini, che appena i muscoli accennavano a farsi un poco sodi, dovevano essere pronti, da bravi ometti, ad ogni comando di lavoro per il bene della famiglia.

 

Pier Giuliano Cecchi – Cristian Tognarelli

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